Il giardino

Stare all’aria aperta ha molteplici benefici. Sicuramente favorisce l’autonomia, la creatività e la voglia di “scoperta”. E il giardino è un laboratorio dove poter scoprire il mondo che ci circonda. Ma per ottenere tali risultati, il giardino deve essere organizzato da una regia attenta a favorire la libera scoperta dei bambini e una socializzazione costruttiva.

I bambini di oggi vivono sempre più un distacco dalla natura:è difficile vederli giocare liberamente all’aria aperta nel verde. Gli edifici scolastici, d’altronde, raramente possiedono un ampio giardino da dedicare al gioco dei bimbi. Invece stare all’aria aperta ha molteplici benefici. Sicuramente favorisce l’autonomia, la creatività e la voglia di “scoperta”. E il giardinoè un laboratorio dove poter scoprire il mondo che ci circonda.

Toccare la terra dopo la pioggia o dopo una giornata di solecocente, verificare la consistenza della neve e osservarne la trasformazione, raccogliere le foglie degli alberi nelle diverse stagioni, facendo esperienza del colore che cambia, osservare i rami degli alberi che sipiegano al passare del vento e le nuvole che corrono nel cielo, seguire il volo degli uccelli o spaventarsi alla vista di strani insetti che vivono nel prato: tutto ciò permette ai bambini di fare esperienza del mondonaturale e di soddisfare la loro naturale curiosità riguardo gli eventi che ci circondano. Queste esperienzevissute rimangono più impresse di quelle “raccontate” o sperimentate in aula. Il bambino apprendefacendo e la vita all’aria aperta permette questo tipo di apprendimento.

La curiosità del bambino trova il suo appagamento nello sperimentare senza paura di sbagliare. Ilconfrontarsi tra i compagni e il potersi muovere liberamente in uno spazio protetto e pensato per questo tipo di esperienze è sicuramente un valore aggiunto al suo processo di crescita. Sviluppa la sua personalitàda un punto di vista cognitivo, emotivo e sociale.

Il giardino favorisce la motricità e fortifica il corpo. Giocare all’aria aperta permette ai bambini di regolarsisecondo le proprie possibilità conoscendo i propri limiti e rafforza la fiducia in se stessi. Avere l’opportunità di correre, arrampicarsi, giocare a palla, inventarsi giochi fantastici in un contesto naturale protetto potenzia l‘autonomia personale sia operativa che emotiva.

Il giardino favorisce la socializzazione. I bambini hanno la possibilità di muoversi liberamente da soli o con icompagni, sperimentando anche nuove amicizie.

Ma per ottenere i risultati di cui sopra, il giardino deve essere organizzato da una regia attenta a favorire la libera scoperta dei bambini e una socializzazione costruttiva.

La giornata nel giardino dell’asilo La Vecchia Fattoria prevede dei momenti di gioco libero, dei momenti di gioco strutturato proposti dall’insegnante per canalizzare le esperienze e dei momenti di gioco semi strutturato con degli angoli con materiali di interesse e stimolo per i bambini.

In inverno la nostra didattica si svolge prevalentemente all’interno delle aule ma abbiamo il privilegio di avere un parco a disposizione che ci offre la possibilità di ampliare l’offerta formativa con momenti all’aria aperta per permettere la sperimentazione attiva di quanto appreso e di dar libero sfogo al movimentonaturale dei bambini. In primavera, invece, le attività vengono svolte prevalentemente all’esterno.

Per noi è un momento molto importante dove l’insegnante osserva le dinamiche per capire meglio leinterazioni e le individualità. Per questo, presso la nostra scuola, abbiamo creato delle “aree semi-strutturate” dove i bambini possono accedere liberamente cercando di stimolarne tutte le aree di sviluppo. Ogni area è dedicata a massimo a quattro bambini che la lasciano, quando non hanno più interesse, inordine come l’hanno trovata.

Abbiamo una zona psicomotoria dove il bambino in libertà può arrampicarsi, dondolarsi, “contorcersi”; un’area più sportiva con porte da calcio e canestri da basket, un’area della manipolazione con scatole con la sabbia e con materiali naturali da inserire, creare, inventare; un’area più simbolica con la cucina ricca di utensili e piantine odorose; un’area con le bambole e le stoffe per creare vestiti originali, un’area morbidadove potersi fermare, rilassarsi e sfogliare un libro, un’area più creativa con lavagne e gessetti o una conmateriali di recupero naturali (foglie, pigne, legnetti presi direttamente dal giardino) per poter creare, un’area con una rete a maglie larghe con tanti cordini appesi per stimolare la motricità del bambini. Abbiamo un orto con piante profumate.

Queste aree permettono al bambino di muoversi in autonomia secondo i propri desideri e ne stimolano lacreatività e le competenze.

Abbiamo anche dei momenti di attività più strutturate. Le maestre possono utilizzare il giardino come un’aula all’aperto e proporre diversi laboratori come quello teatrale o grafico pittorico, quello psicomotorio o manipolativo, quello narrativo, quello di giardinaggio o di osservazione attenta della natura circostante con conseguente elaborazione dell’esperienza.

Poter offrire degli spazi all’aperto nella natura sicuri e pensati per i bambini di oggi è sicuramente un‘opportunità che arricchisce il processo di crescita. Nella consapevolezza che il gioco e le attività ingiardino all’aria aperta hanno molti benefici che non riguardano solo il benessere fisico dei bambini ma anche quello psichico.

Il gioco genitore-bambino al nido

Il coinvolgimento dei genitori attraverso i laboratori e le feste ha sempre rappresentato un elemento qualificante della proposta educativa del Nido. Consente di conoscersi, di creare relazioni di fiducia e di stima reciproca e di costruire quell’alleanza sui valori educativi che è fondamentale  per la crescita individuale dei bambini ma anche dell’intera comunità.

Il coinvolgimento dei genitori attraverso i laboratori e le feste ha sempre rappresentato un elementoqualificante della proposta educativa del Nido. Consente di conoscersi, di creare relazioni di fiducia e distima reciproca e di costruire quell’alleanza sui valori educativi che è fondamentale  per la crescitaindividuale dei bambini ma anche dell’intera comunità.

Per un genitore decidere di partecipare alle attività del Nido è sempre un grosso impegnonell’organizzazione della sua giornata. Dunque se è presente, significa che crede all’utilità di questi incontri.

D’altronde, il dialogo si costruisce attraverso opportunità concrete e circostanze favorevoli. Stare con i bambini richiede una continua e naturale trasformazione, il movimento/mutamento è la caratteristica del processo di crescita, i bambini si trasformano e noi adulti lo facciamo con loro. Il confronto con gli altri genitori favorisce la nascita di un maggior sentimento di fiducia verso se stessi, compresa l’accettazionedei propri limiti.

Il gruppo sostiene e dà contenimento affettivo, sviluppa sapere, mettendo al centro il valoredell’esperienza. Ogni componente del gruppo è importante tanto quanto il gruppo stesso. La possibilità di far sentire l’altro libero di raccontarsi in un clima affrancato da pregiudizi, è data dalla conoscenza delle teorie e tecniche di comunicazione nelle relazioni interpersonali che facilita lo sviluppo di una buonasensibilità empatica e di un atteggiamento accogliente e incoraggiante, rivolto a sottolineare il positivodell’esperienza umana.

La funzione della conduttrice del laboratorio è di creare quelle opportunità favorevoli perché il gruppo sicostituisca, mediando le relazioni interne e puntando alla costruzione di un contesto relazionale caldo eaccogliente, rivolto alla promozione dei comportamenti interattivi tra genitori e bambini.

Per le mamme ed i papà è una occasione per conoscere i genitori degli amichetti dei propri figli e poterinstaurare rapporti di fiducia, ma anche per imparare dei giochi nuovi da poter rifare a casa e soprattutto di poter condividere un momento speciale con il proprio figlio/a.

Il “fare” dei bambini all’asilo è questione da sempre discussa. È giusto proporre l’una dietro l’altra attivitàche li concentrano e li rendono operativi o è giusto lasciare spazi vuoti che loro possano riempire in libertà? Quando sono piccoli e assorbiti dalle loro emozioni può diventare difficile proporre continuamente poiché si rischia di intaccare i loro tempi personali.

La magia della sabbia, del suo adattarsi lento alle nostre carezze è conoscenza antica di ogni uomo. Poteresprimere in libertà le emozioni profonde, quelle che fanno nascere i gesti,i  suoni, una risata, un disegno infinito, questo è il tema che ci ha spinto a scegliere il “gioco delle scatole azzurre” per il laboratorio tra i genitori e di bambini.

Alla base non vi è uno scopo terapeutico ma pedagogico e di divertimento in compagnia di materiali nuovi e facili da reperire. Si è partiti manipolando solo la sabbia, venendo a contatto con questo materiale osservandone le caratteristiche. Via via sono stati aggiunti elementi naturali: sassi, rami, foglie e altro. Ognibambino ha avuto la propria scatola davanti a sé all’altezza del busto e ha potuto usare tutto lo spazio a disposizione e un tavolo dove sono stati appoggiati i materiali che successivamente ha utilizzato.

All’inizio i bambini iniziano a toccare la sabbia con le mani, ognuno con i propri tempi, chi in silenzio, chichiamando il genitore vicino. Dopo un po’ tutti giocano e partecipano all’esperienza.

C’è chi prende moltissimi oggetti riempiendo la vaschetta, chi sposta la sabbia da un lato all’altro cercando lo sguardo del genitore, chi immerge le mani nella sabbia esplorandola per molto tempo…

I bambini si immergono completamente nel gioco, non si annoiano perché possono sperimentare la mutevolezza dei loro risultati, pur compiendo azioni ripetitive. Per i bambini al di sotto dei tre anni, questo gioco non solo offre piacevoli sensazioni tattili, soddisfacendo la naturale curiosità sensoriale dei piccoli, ma favorisce la manualità fine, il coordinamento oculo-manuale e lo sviluppo di conoscenze percettive.

Il gioco con la sabbia così strutturato favorisce le condizioni perché lo sviluppo motorio, emozionale ecognitivo del bambino procedano di pari passo, secondo il loro naturale percorso, consentendo ai bambini di vivere le esperienze che procurano loro gioia e gratificazione, lasciando l’adulto sullo sfondo, fiducioso erispettoso delle capacità del bambino.

I genitori hanno rispettato i tempi dei propri figli. A volte li hanno incoraggiati, altre volte li hanno contenuti. Si è creato un clima di condivisione e di complicità. L’assenza di giudizio nei confronti dell’agire dei bambini e della relazione coi genitori ha permesso ai partecipanti di condividere esperienze private.

Questo momento di gioco è stato vissuto da tutti i partecipanti come un tassello del proprio percorso dicrescita.

La “pipì a letto”, un problema sommerso

L’enuresi notturna, detta comunemente “pipì a letto” è un fenomeno naturale solo fino ai 5 anni. Dopo questa età può figurarsi come un disturbo che va compreso e opportunamente trattato.

La “pipì a letto”, più propriamente “enuresi” (“urinare dentro”) è un fatto assolutamente naturale legato alla maturazione dell’apparato urinario. Lo è fino ai 5 anni, l’età in cui la funzione dell’apparato risulta completamente maturata. Ma spesso si verifica oltre tale età: le statistiche dicono che su 100 bambini, 10-20 soffrono del disturbo arrivati all’età di 5 anni e che a bagnare il letto sono 3 giovani su 100 nella fascia tra i 15 e i 20 anni. E in qualche caso, l’enuresi non scompare neppure con l’adolescenza ma può essere ancora presente negli adulti, in una percentuale dello 0,5-1%. È in questi casi che l’enuresi si figura come un disturbo (più che come una malattia), conseguenza di una sottovalutazione del problema dai 5 anni in su, ove quasi un genitore su due sembra non curarsene, nella convinzione che il disturbo sia destinato a sparire spontaneamente. Non sempre è così, purtroppo.

In una conferenza stampa cui sono stato presente tempo fa, promossa dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, alcuni esperti hanno denunciato come il disturbo dell’enuresi sia estremamente sottostimato nonostante la sua diffusione elevata. E come le conseguenze possano essere gravi sotto il profilo psicologico: un bambino che prosegue a fare la pipì a letto quando avrà acquisito piena consapevolezza di sé avrà problemi di autostima, una vita relazionale limitata (si vergognerà, ad esempio, a dormire a casa di un amichetto o partecipare ad una gita scolastica) con ripercussioni anche sul rendimento scolastico, dal momento che avrà un sonno frammentato con conseguente calo della capacità di attenzione. Egli inoltre maturerà sensi di colpa nei confronti dei genitori, percependo la loro frustrazione. Diventa dunque necessario consultare il pediatra, il quale si avvale di strumenti estremamente semplici per riscontrare l’esistenza del problema (ad esempio, chiedendo ai genitori di tenere un calendario delle notti in cui il bambino bagna il letto, come pure di quelle in cui il letto resta asciutto). Egli inoltre potrà verificare, da un’analisi delle urine, se il disturbo è legato o meno ad una eventuale infezione contratta. Per quanto riguarda la terapia, poi, essa dovrà essere necessariamente personalizzata: tra le varie strategie, vi è la terapia farmacologica finalizzata a ripristinare l’alterata produzione di urine.

Gli esperti suggeriscono che l’enuresi venga affrontata, dai genitori, quando il bambino ha raggiunto l’età di 4 o 5 anni e non ad 8 anni come spesso accade. Sicuramente una visita si rende necessaria al momento dell’ingresso del bambino nella scuola elementare. E anche la scuola stessa può fare la sua parte, spiegando ai bambini la fisiologia vescicale in modo opportuno e promuovendo corretti modelli comportamentali, come quello di bere con regolarità e non porre mai limiti all’accesso ai servizi igienici.

Il Centro Estivo “Asilo nel Bosco”

L’Asilo Nella Vecchia Fattoria da giugno 2017 offre alle famiglie una nuova opportunità: il Centro Estivo dell’Asilo Nel Bosco, dedicato all’educazione ambientale.

Il Centro Estivo dell’Asilo Nel Bosco ha l’intento di riportare i ritmi frenetici della vita cittadina a livelli più vicini alle esigenze dei bambini che trascorreranno la mattinata nel bellissimo bosco che si trova a pochi passi dall’Asilo “Nella Vecchia Fattoria” e svolgeranno un divertente laboratorio ogni pomeriggio.

DESTINATARI
Per bambini e bambine dai 4 ai 10 anni.

PERIODO DI APERTURA
Dal 12 giugno al 28 luglio e dal 1 settembre all’apertura delle scuole.

ATTIVITÀ


> 7.30 / 9.30 ENTRATA e accoglienza: i bambini vengono incoraggiati dagli educatori a svolgere attività varie nel boschetto del giardino della scuola: letture dei libri della piccola biblioteca ambientale, cura dell’orto bio, disegno a matita o acquerello, semplici attività di riuso creativo o di tipo naturalistico, l’orchestra spontanea e autogestita della Natura (i bambini portano gli strumenti musicali che possiedono e li usano nel tempo di gioco libero, insieme agli altri bambini musicisti), nell’attesa dell’arrivo di tutti i bambini. Una delle educatrici è madrelingua inglese e si rivolgerà a bambini e educatori esclusivamente in inglese.
> 9.30 COLAZIONE (nel rispetto delle intolleranze)
Dopo la colazione chi lo desidera va a lavare i denti.
> 10.00 SI VA AL BOSCO che si raggiunge a piedi in pochi minuti.
> 10.20 ASSEMBLEA DEI BAMBINI CON PROGRAMMAZIONE PER LA GIORNATA E GIOCHI IN CERCHIO.
> 10.40 GIOCO LIBERO NEL BOSCO con autogestione del tempo e dello spazio. Gli educatori osservano le dinamiche di gruppo e intervengono in caso di attività non idonee.
> 11.45 RIENTRO A SCUOLA, nelle giornate più calde si anticiperà l’orario di rientro per un tuffo nelle “vasche gioco”.
> 12.00 Pillola rock (ascolto di un brano prima di pranzare).
> 12.15 / 12.45 PRANZO (nel rispetto delle intolleranze)
> 12.45 /13.15 GIOCO LIBERO
> 13.15 LETTURA A VOCE ALTA sul grande telo all’ombra nel giardino dell’Asilo. Chi lo desidera può portare un asciugamano o un pareo su cui poggiare il viso per il riposino dopo pranzo.
> 14.00 AIUTO NEI COMPITI PER LE VACANZE (attività facoltativa)
> 15.00 LABORATORIO. Vengono proposte ai bambini attività ambientali: cura dell’orto bio e raccolta, giardinaggio, cucina bio, riuso creativo, recupero e riciclo, cura dei cavalli dell’adiacente maneggio, manutenzione della bicicletta, approfondimenti su flora e fauna con osservazione dei piccoli animali e delle piante del prato, giochi di terra e acqua, arte del “saper fare” (passata di pomodoro, marmellate, saponi, candele, profuma-biancheria in gesso, dentifricio, detersivo per piatti, colla fai da te, piccole esperienze di telaio e cucito ecc.), laboratori musicali, teatro-natura, letture a voce alta, esperimenti scientifici, manipolazione di argilla, pasta di sale, pasta di bicarbonato, pasta di mais, yoga, ecc…
> 16.15 MERENDA (nel rispetto delle intolleranze)
> 16.30 GIOCO LIBERO
> 17.00 USCITA O MINI-RUGBY O ATTIVITA’ PER CENTRI DI INTERESSE
> 19.00 ORARIO ULTIMO PER L’USCITA

IN CASO DI PIOGGIA
In caso di pioggia i bambini hanno a disposizione gli spazi dell’Asilo Nella Vecchia Fattoria.

NOTE
Vi consigliamo di fornire i bambini di cappellino, abbigliamento comodo adatto al gioco e attività creative, costume, ciabattine, asciugamano, crema solare e scarpe comode. È necessario che ogni bambino porti con sé un cambio di vestiti. Ogni cosa dovrà essere contrassegnata con nome e cognome del bambino.
È opportuno che telefono cellulare, giochi elettronici, giocattoli e oggetti di valore non vengano lasciati ai bambini durante la loro partecipazione.
Il martedì i bambini devono portare, se lo possiedono, un tappetino per fare yoga, il mercoledì un grembiule da cucina e il venerdì, se è in programma il mercatino, giocattoli, libri e accessori per bambini da scambiare o regalare (i genitori devono visionare gli oggetti portati dai bambini).

OPERATORI DEL CENTRO ESTIVO
Hanno una specifica formazione nel settore dell’educazione e della didattica ambientale. Sono in rapporto massimo uno a dieci, più il coordinatore. Una delle educatrici è madrelingua inglese.

VUOI SAPERNE DI PIU’:

Visita il sito “Asilo nel Bosco” 


SEGRETERIA
Telefono: 06.33220472 – cell. 347.5540409
Email asilonelbosconvs@gmail.com

Iphone, Ipad, Itunes, I… – uto!

Quanto l’uso di nuove tecnologie è adatto alla prima infanzia, quanto serve e quanto invece andrebbe evitato.

Da una domanda di uno dei genitori dei bambini che frequentano la nostra scuola, nasce lo spunto per affrontare una delle più grandi domande che i genitori di oggi sono costretti a porsi a proposito della crescita dei figli: quanto e come farli entrare in contatto con tutte le tecnologie che oggi riempiono la nostra quotidianità?

La rivoluzione in atto costringe educatori, pedagogisti e ricercatori ad interrogarsi circa i modi con i quali i bambini più piccoli si accostano a pc, tablet e smartphone. per indagare le strategie di esplorazione e apprendimento attivate nell’interazione con questi strumenti e per ridefinire ruoli educativi, contesti e prassi che possano rendere i bambini autori e costruttori del proprio sapere risulta necessario porre particolare attenzione alle modalità spontanee con le quali i bambini si avvicinano allo strumento e a quelle mediate invece dall’adulto e dai coetanei.

Tuttavia, prima di avventurarsi in qualsiasi forma di risposta, o di analisi, dovremmo cominciare a porci domande più semplici: cosa è la tecnologia? Perché noi adulti la usiamo tanto?

La tecnologia nel mondo odierno va sempre più configurandosi come un modo per abbattere le barriere fisiche, spazio temporali, che spesso si pongono davanti il nostro agire, rendendolo più difficoltoso. La tecnologia è quindi ciò che, nel corso degli ultimi decenni, ha sempre più modificato la quotidianità e dunque, pragmaticamente, la vita della nostra società, secondo la linea dei due assi cartesiani del tempo e dello spazio.

Mediante cellulari, pc, tablet, programmi e applicazioni veniamo costantemente messi in contatto con due dimensioni non fisicamente equiparabili dall’essere umano ovvero quella dell’estrema velocità e quella dell’estrema fonte di informazioni illimitate che possiamo reperire. La tecnologia modifica dunque i parametri di spazio e tempo rendendo il primo illimitato ed il secondo molto più infinitamente divisibile ed utilizzabile.

Se per noi adulti tutto questo risulta essere spesso facilitante, per un bambino diventa fonte di una confusione davanti alla quale esiste il reale pericolo della genesi di sensazioni di frustrazione.

Se ci sono due cose fondamentali delle quali ogni bambino ha bisogno nel delicato periodo della sua infanzia, sono infatti la lentezza e il senso di limite, che da sensazioni di contenimento e quindi di protezione.

Dobbiamo quindi privare i nostri figli di ogni tipo di tecnologia esistente? Che risultato ne avremmo? La risposta è no, non esporre i bambini a nessun tipo di impianto o dispositivo tecnologico sarebbe come non farli mai scontrare con le difficoltà o con gli ostacoli che ci si pongono davanti durante la nostra vita. Come spesso avviene, la risposta sta nel mezzo, ovvero in un’esposizione alle tecnologie controllata nel tempo, nel modo di utilizzo e soprattutto sempre mediata dall’adulto e che non venga utilizzata come un buon metodo di distrazione, intrattenimento o, peggio, di distacco dalla realtà che si sta vivendo. È importante inoltre che pc, cellulari, tablet etc vengano utilizzati come mezzi di rielaborazione di esperienze realmente vissute in ambiente naturale o sociale, o come possibile veicolo di comunicazione e condivisione di stati emotivi che si ha bisogno di esteriorizzare e condividere.

La tecnologia deve dunque essere (o tornare ad essere) per il bambino, ma dovrebbe esserlo in generale, per l’essere umano, un punto di arrivo e non di partenza, un mezzo di rielaborazione di esperienze reali e non, invece, far diventare quella virtuale l’unica esperienza di vita possibile, tantomeno la più frequente o facilmente fruibile.

Deborah E.

La Gestione del rischio in ambito educativo

Con il termine valutazione del rischio si fa riferimento alla determinazione quantitativa o qualitativa del rischio associato ad una situazione ben definita e ad una minaccia conosciuta (detta invece “pericolo”).

Quale rischio si può correre in virtù di un’esigenza educativa? Si può sacrificare una percentuale di sicurezza per favorire un’esperienza di alto valore educativo? È possibile imparare a gestire emotivamente e praticamente quella percentuale di rischio che gli educatori si assumono al fine di far vivere ai bambini esperienze particolarmente formative?

Il rischio è l’eventualità di subire un danno, ovvero la potenzialità che un’azione o un’attività scelta (includendo la scelta di non agire) porti ad una perdita o ad un evento indesiderabile.

Con il termine valutazione del rischio si fa riferimento alla determinazione quantitativa o qualitativa del rischio associato ad una situazione ben definita e ad una minaccia conosciuta (detta invece “pericolo”). Una valutazione del rischio quantitativa richiede la determinazione di due componenti del rischio: la gravità di un potenziale danno (detta “magnitudo”) e la probabilità che tale danno si realizzi.
Per rischio accettabile si intende un certo rischio che è conosciuto e tollerato, generalmente perché le misure prese per diminuire drasticamente i fattori di magnitudo e probabilità risultano sufficienti ed adeguate se confrontate con l’aspettativa del possibile danno.

Durante la progettazione di sistemi complessi, valutazioni del rischio piuttosto sofisticate sono spesso svolte da esperti nell’ambito dell’ingegneria dell’affidabilità e dell’ingegneria della sicurezza, in modo da scongiurare i pericoli che possono mettere a repentaglio l’incolumità delle persone, la salute, l’ambiente e il buon funzionamento delle macchine.
In contesti, invece, meno complessi si operano valutazioni del rischio meno sofisticate e che vengono svolte in modo più semplice dal personale che si prende cura dell’organizzazione di un singolo contesto o, nel caso della scuola, di una singola attività da svolgere.

La valutazione del rischio può essere applicata infatti a molteplici ambiti, tra cui: l’agricoltura, l’azienda, i servizi di soccorso, i servizi sociali e deve tradursi in:
1. Una relazione sulla valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
2. L’individuazione delle misure di protezione e prevenzione;
3. Il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento dei livelli di sicurezza.

Attraverso la valutazione del rischio si possono delineare gli interventi necessari per eliminare o/e ridurre al minimo il possibile potenziale di danno (prevenzione attiva e passiva).
Come ci suggerisce la norma, mediante il D.Lgs. 81/2008 sono possibili le seguenti azioni:
• eliminazione del pericolo;
• modificazione delle circostanze e delle cause che determinano le situazioni di pericolo che non possono essere eliminate
• al fine di poterle controllare e poter prevenire il potenziale di rischio;
• eliminazione del danno e/o sua riduzione a bassi valori di gravità.

Nel caso di un contesto scolastico in cui si vogliono proporre ai bambini attività particolarmente emozionanti e formative come l’accensione di un piccolo fuoco, la sperimentazione chimica in laboratorio, la cottura dei cibi, la psicomotricità con l’uso di materiali non convenzionali etc…risulta dunque fondamentale effettuare una valutazione del rischio appropriata al pericolo al quale si decide consapevolmente di esporsi ed adottare quindi delle adeguate misure di protezione e prevenzione.

Il rischio è traducibile matematicamente nell’equazione R = P x V x E, dove:
P = Pericolosità: è la probabilità che un fenomeno di si verifichi in un certo intervallo di tempo e in una data situazione.
V = Vulnerabilità: la vulnerabilità di un elemento – persone, edifici – è la propensione a subire danneggiamenti in conseguenza delle sollecitazioni indotte da un evento di una certa intensità;
E = Esposizione : è il numero di unità, o “valore”, di ognuno degli elementi a rischio, come vite umane o case, presenti in una data area.

Se dunque le misure preventive e protettive adottate riescono a ridurre drasticamente i valori di PROBABILITÀ, VULNERABILITÀ ed ESPOSIZIONE, va da se che diminuisca drasticamente, anche il valore del RISCHIO.

Per fare un esempio pratico, potremmo parlare dell’attività del “camp fire” nelle scuole che si occupano di educazione ambientale e libertaria.

Attività: gestione di un piccolo fuoco intorno al quale far stare bambini
Pericoli sulle persone: ustione, trauma
Pericoli sulle cose: incendio boschivo

Misure preventive e protettive adottate:
– posizione del punto fuoco in prossimità (massimo 5 metri) di una sorgente d’acqua opportunamente attrezzata con tubazione provvista di erogatore a pressione (P)
– sedute per i bambini e controllo del punto fuoco con materiale ignifugo (P)
– rete di separazione dal comune giardino scolastico (P) (V)
– pulizia del sottobosco limitrofo al punto fuoco (P)
– gestione dell’attività da parte di personale esperto (P)
– supervisione permanente dell’attività a cura di personale formato per attività di antincendio boschivo e primo soccorso sanitario (P)
– tempo di attività limitato (P)
– preparazione e formazione dei bambini precedente all’attività stessa (V)
– posizionemento del “camp fire” ad opportuna distanza dall’edificio scolastico e/o da materiale infiammabile (V)
– gestione di bambini in numero ridotto rispetto a quello con il quale si svolgono le consuete attività scolastiche (E)

Uno staff educativo che si vuole assumere la responsabilità della gestione di un rischio più elevato rispetto a quello al quale è esposto in condizioni ordinarie lo può fare solo se composto da personale in grado di ottemperare consapevolmente a tutte le misure preventive necessarie per la gestione del rischio stesso ed è proprio, e solo, in virtù di questa consapevolezza che un educatore, un dirigente scolastico, un coordinatore pedagogico possono riuscire nel loro intento di trasmissione del sapere e del valore intrinseco in un’esperienza cosi singolare verso i bambini . Anche la gestione della paura da parte di un educatore che voglia svolgere un’attività di questo tipo con i suoi bambini è possibile solo se opportunamente eliminata da una formazione personale, nonché ad una preparazione tecnica adeguata al tipo di attività da proporre.

Accendere un fuoco con i bambini non è e NON DEVE ESSERE un atto di coraggio, ma solo un atto di responsabilità consapevole non solo del reale valore educativo che una determinata esperienza può avere ma anche e prima di tutto consapevole della gestione del rischio da prevedere e trattare.

D. Evangelisti

Ma la notte (in asilo) no!

La nostra struttura non toglierà mai a nessun bambino quel momento di intimità domestica, di condivisione profonda, di elevazione delle proprie emozioni in ambiente familiare, che è la notte.

Che cosa è la notte, cosa significa per l’essere umano? Cosa è per noi? Cosa è per i nostri bambini?

So poco della notte,
ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle…
Pizarnik

Fino all’invenzione e allo sviluppo dell’illuminazione artificiale, la notte era considerata, dall’uomo, per lo più il periodo del riposo. Successivamente, l’attività umana notturna è andata via via aumentando ma non per questo il buio, l’assenza di luce e del sole hanno smesso di influire in modo importante sul ritmo circadiano dell’uomo.

C’è inoltre un motivo se la notte e le tenebre hanno da sempre esercitato sull’uomo un fascino primordiale, fonte di ispirazione per l’immaginazione e la creatività. Come scrisse J.M. Cameron “la creatività, come la vita umana stessa, comincia nell’oscurità”. È nell’oscurità, infatti, che l’immaginazione lavora più attivamente che in piena luce, perché nel buio non ci sono confini se non quelli che possiamo inventare o scoprire noi stessi per primi. Il buio è libertà, imparare a non averne paura vuol dire imparare a vivere senza paura di essere, anche alla luce del sole, semplicemente tutto quello che si è.

La notte, il buio, sono dunque momenti in cui l’emotività umana è biologicamente portata ad un elevazione, di notte i sentimenti si estremizzano fino a quando il sonno non prende il sopravvento e lascia ampio spazio al libero inconscio, mediante i sogni, che sfuggono totalmente al nostro controllo e sono per questo espressione della vera e più pura libertà umana.

Il mutamento psicologico ed emotivo che avviene durante la notte è argomento di studi scientifici condotti da diversi ricercatori nel mondo, noi vorremmo invece porre l’attenzione su quanto il riconoscimento di questa dinamica sia importante nell’ambito della prima infanzia.

Se infatti persino per un adulto il “notturno” costituisce un ambito della vita molto particolare con il quale confrontarsi, fermiamoci a pensare quanto questo possa essere impegnativo per un bambino che si appresta a condurre i suoi primi passi di vita nel mondo…

Alla luce di questa riflessione, crediamo sia fondamentale valutare quanto lo sfruttamento da parte delle famiglie, dell’ultima trovata di marketing in materia di servizi all’infanzia, quella cioè di porre sul mercato strutture “educative” aperte 24h su 24, possa essere cosa ben fatta.

Come educatori, psicologi, pedagogisti e in qualità di team, nonché di comunità educante che da anni gestisce una struttura educativa mettendo al primo posto solo ed esclusivamente la felicità, la corretta crescita e la serenità dei nostri bambini, ci chiediamo davvero profondamente quale possa essere il beneficio che un bambino possa trarre dal fatto di poter restare a scuola in orari notturni. Ci chiediamo quanto questo “andare incontro” ai genitori non stia diventando piuttosto solo un modo per accontentarli ed ottenere un guadagno meramente economico, piuttosto che sostenerli nel loro difficilissimo compito quotidiano di educatori ed ottenere un guadagno che invece negli anni si trasforma in valori utili al mondo quali fiducia, rispetto, collaborazione.

La nostra struttura ha scelto di non rimanere mai aperta oltre il suo consueto orario, peraltro già lungo quanto più possibilmente previsto dalle normative vigenti.

La nostra struttura non toglierà mai a nessun bambino quel momento di intimità domestica, di condivisione profonda, di elevazione delle proprie emozioni in ambiente familiare, che è la notte. La nostra struttura rifiuta categoricamente il sostegno alla genitorialità inteso come un alleviare le famiglie dai compiti importantissimi che esse sono e saranno sempre chiamate a svolgere nei confronti dei bambini, anche se pesanti e spesso  molto difficili da ottemperare.

Come comunità educante composta da esperti con comprovata a maturata esperienza nella gestione di servizi educativi e alle famiglie rifiutiamo l’idea “moderna” di una scuola notturna che separi in un momento così bello, importante e delicato al tempo stesso, i bambini dal loro ambiente domestico nonché dal loro ambito familiare fatto di accortezze, gesti, rituali e intimità che mai nessun educatore o struttura educativa potranno equiparare. Al fine di sostenere le difficoltà di quelle famiglie che, svolgendo lavori in orario notturno, come quelli di soccorso e assistenza alla popolazione, sono costrette ad avvalersi di un valido aiuto non solo durante le ore diurne, la nostra equipe mette a disposizione un servizio domiciliare condotto da educatori esperti della gestione emotiva infantile, servizio che garantirà al bambino di non doversi allontanare dal suo ambiente domestico anche le ore notturne, nonché la cura e l’attenzione di un educatore in rapporto con il singolo bambino piuttosto che con alti numeri da gestire. Le attività notturne, condotte a scuola, saranno invece opportunità, una tantum, per sperimentare dapprima insieme alle famiglie, poi per chi sarà pronto, anche da solo, un primo approccio all’ambiente sociale anche in ambito notturno, che sempre più al giorno d’oggi risulta argomento spinoso nonché un contesto che induce a dinamiche particolarmente controverso in ambito adolescenziale.

Evangelisti D.

Il Natale secondo noi

Il Natale si festeggia in tutto il mondo: in ogni paese tutti i popoli, cristiani e non cristiani, nel mese di dicembre celebrano feste di pace, di fratellanza, di gioia e di prosperità, ciascuno secondo la propria cultura e le proprie tradizioni. E ovunque il Natale è l’occasione per valorizzare sentimenti di amicizia, di solidarietà e di pace.

Il Natale si festeggia in tutto il mondo: in ogni paese tutti ipopoli, cristiani e non cristiani, nel mese di dicembre celebrano feste di pace, di fratellanza, di gioia e di prosperità, ciascuno secondo la propria cultura e le proprie tradizioni. E questo succede fin dai tempi più antichi.


In concomitanza con il solstizio d’inverno un lungo periodo difesteggiamenti onorava il “rinascere” del sole: le giornate cominciavano ad allungarsi, segnando il lento percorso verso la primavera, con l’augurio e la speranza di raccolti copiosi e di cibo per tutti.

Così gli antichi Egizi festeggiavano la nascita del dio Horus, i Greci quella del dio Dioniso, gli Scandinavi quella del dio Frey. I Romani celebravano Saturno, dio dell’agricoltura, con grandi feste in cui amici e parenti si scambiavano doni.

I Cristiani sostituirono i riti pagani con la festa della nascita di Gesù, figlio di Dio, portatore di pace e disalvezza per tutta l’umanità, mantenendo delle antiche tradizioni lo spirito di gioia e di speranza che la luce divina porta in ogni cuore.
Per questo in tutto il mondo Natale è augurio di bontà, serenità e felicità da condividere con “tutti gli uomini di buona volontà”.

La nostra scuola essendo laica, non affronta il Natale da un punto di vista religioso. Viene sì raccontata la storia religiosa ed il significato della festività ma esaltando il messaggio che la ricorrenza veicola. Perché il Natale è l’occasione per valorizzare sentimenti di amicizia, di solidarietà, di pace in un contesto educativoaccogliente e stimolante.

Essendo il Natale la festa più ricca di messaggi autentici, che possono essere facilmente colti dai bambini, èfondamentale creare un clima sereno e ricco di affetto che trasmetta i valori universali dell’accoglienza e della pace ma anche dell’allegria e della spensieratezza tipica dei bambini. Perché i bambini vivanointensamente gli avvenimenti è necessario creare un’atmosfera serena e festosa arricchendo l’ambiente scolastico di stimoli e di attività che suscitino questi sentimenti.

La lettura di molte storie, la preparazione di una piccola recita, la preparazione degli addobbi e del calendario dell’Avvento, la letterina a Babbo Natale trasportano i bambini in questa atmosfera.

Per creare questo clima cerchiamo di coinvolgere anche le famiglie. Richiediamo la partecipazione deigenitori per realizzare delle decorazioni che possano abbellire le classi e la scuola e coinvolgiamo ogni anno le famiglie in progetti di solidarietà, come la raccolta di libri per la biblioteca di Lampedusa o la raccolta di cibo non deperibile per una casa famiglia di mamme e bambini in modo da rendere concreti imessaggi che vogliamo trasmettere.

Il momento conclusivo del periodo natalizio è la tradizionale festa da vivere insieme alle famiglie, occasione di incontro per valorizzare con semplicità ed entusiasmo il percorso svolto dai bambini.

Quest‘anno, per rendere ancora più unico l’evento e per rispondere al bisogno di magia e di allegria dei bambini, Babbo Natale verrà a trovarli, trasportandoli dal piano della realtà a quello della fantasia.

Credere alla favola del Natale, al personaggio misterioso di Babbo Natale che incarna valori positivi ededucativi come generosità, altruismo, bontà, fornisce stimoli alla fantasia, all‘immaginazione e allacreatività del bambino, è un momento importante della sua crescita.

Difficilmente, nella loro vita di adulti, avranno un’occasione così felice ed intensa, per dar libero sfogo ai loro desideri ed aspettative e veder come essi, magicamente, prendano forma proprio nella notte di Natale, senza tradirli o lasciarli insoddisfatti.

Una volta all’anno, si crea un mondo che è in armonia con i desideri più profondi dei bambini e con il loro pensiero magico. I bambini sono consapevoli della realtà di tutti i giorni ma hanno bisogno di credere che, almeno un giorno all’anno, il mondo incantato, non sia perduto per sempre….

Per facilitare questa dimensione fantastica, facciamo scrivere ad ogni bambino una letterina con undesiderio, indirizzata a Babbo Natale ed imbucata nella cassetta della posta proprio a lui dedicata. Il giorno della festa di Natale, Babbo Natale avrà modo di prendere singolarmente ogni bambino e leggere insieme la letterina che poi sarà esaudita magicamente… sotto l’albero.

Il clima che cerchiamo di creare oltre alla magia dell’attesa della soddisfazione di un desiderio, è un clima di amicizia e allegria tra i bambini. Quest’anno ospitiamo per una festa Natalizia dei bambini di una Casa Famiglia con i quali ci sarà uno scambio di disegni come gesto di amicizia.

Al di là del significato storico che la cristianità attribuisce al Natale, questa festa continua a coinvolgerci(grandi e piccini) perché ha radici profonde, che evocano dimensioni quasi dimenticate di valori autentici. Ci riporta all’essenza delle relazioni, e ci regala una dimensione magica di evasione.
Buon Natale a tutti!

Il “Bonus Nido”, Cos’è e come si può ottenere

A partire dal 17 luglio 2017 e fino al 31 dicembre, si può richiedere il bonus stanziato dal Governo per la frequenza degli asili nido pubblici e privati. Qualsiasi genitore, indipendentemente dal reddito, può usufruire del contributo per un importo massimo di 1000 euro l’anno.

Approvato dal Consiglio dei Ministri il 17 febbraio 2017 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ad aprile, il bonus economico per la frequenza degli asili nido può essere richiesto con domanda telematica all’INPS a partire dal 17 luglio e fino al 31 dicembre prossimo.

Qualsiasi genitore di un bambino o bambina nati o adottati dal 1 gennaio 2016, indipendentemente dal reddito, può accadere al bonus che viene erogato con cadenza mensile fino alla somma complessiva di €1000 l’anno come contributo alla retta per la frequenza di un asilo pubblico o privato, a meno che non si goda già delle relative detrazioni fiscali o si percepisca già il cosiddetto “bonus infanzia”. Hanno diritto quindi al bonus tutti i genitori con cittadinanza italiana, oppure di uno Stato membro dell’Unione europea oppure, in caso di cittadino di Stato extracomunitario, permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e comunque con residenza in Italia.

La domanda da inoltrare all’INPS deve includere, in un primo tempo, gli estremi dell’avvenuto pagamento delle rette versate da gennaio a luglio 2017, cui seguirà successivamente l’invio in allegato delle ricevute di pagamento. Per potere usufruire del bonus da settembre a dicembre 2017, invece, la domanda andrà corredata dalla documentazione dell’iscrizione del bambino per l’anno scolastico 2017/2018; idem per i bambini che vengono iscritti per la prima volta a settembre 2017 ma in questo caso dovrà essere documentato anche il pagamento di almeno una retta mensile (o di previsione di pagamento differito, nel caso di bambini inseriti in graduatoria e ancora non accolti).

Il bonus, stavolta in un’unica soluzione, viene erogato anche nei casi di bambini affetti da una grave patologia cronica e che perciò non possono frequentare l’asilo nido e che devono essere supportati presso la loro abitazione.

Si suggerisce agli interessati di procedere con tempestività ad inoltrare la domanda poiché una volta raggiunto il limite di spesa previsto dal Governo per il 2017, definito in 144 milioni di euro, l’INPS non potrà più accettare le richieste (farà fede la data in cui è stata inoltrata la domanda). Tale limite salirà poi a 250 milioni di euro per il 2018, a 300 milioni di euro per il 2019 per poi stabilizzarsi a 330 milioni di euro a partire dal 2020.

Maggiori informazioni si possono ottenere consultando il sito dell’INPS o chiamando il numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile.

Differenti per Scelta

Noi siamo “differenti per scelta,” perché crediamo nel valore delle nostre idee, perché vogliamo essere credibili, non infallibili, ma fare un lavoro serio che coinvolge una famiglia intera non un unico bambino.


Anche questo lungo anno scolastico è terminato.

Ci lasciamo alle spalle un lungo percorso didattico pieno di emozioni, avventure, obiettivi raggiunti e traguardi tagliati.
Abbiamo iniziato a settembre con la consapevolezza che questo sarebbe stato un anno “speciale”, un anno fatto di nuove esperienze da intraprendere insieme ai bambini e ai loro genitori, tutti uniti intorno alla nostra scuola che si è aperta per accogliere e condividere momenti scolastici sempre troppo spesso negati alle famiglie.

I genitori sono una parte costitutiva della scuola ed è per questo che la vecchia fattoria ha deciso, in controtendenza, di accogliere i genitori per passare momenti di spensieratezza insieme.

Noi siamo “differenti per scelta,” perché crediamo nel valore delle nostre idee, perché vogliamo essere credibili, non infallibili, ma fare un lavoro serio che coinvolge una famiglia intera non un unico bambino. È senz’altro vero che ci sono aspetti, condizioni, avvenimenti che non possiamo cambiare o condizionare, ma è ancor più vero che sono le nostre azioni a produrre i risultati che otteniamo ed è per questo che durante quest’anno abbiamo invitato più volte i nostri genitori a passare del tempo con noi perché non c’è didattica che funziona se non la condivi con le persone che ti stanno accanto.

Abbiamo dedicato alle nostre famiglie, pomeriggi allegri e divertenti, all’ombra del nostro grande bosco, abbiamo riso, giocato e anche mangiato!

Abbiamo preparato gustose merende con frullati di frutta fresca, thè verde, panini con la marmellata, biscotti… tutte cose da gustare sdraiati sul prato in compagnia di un buon libro da leggere e della musica da ascoltare, abbiamo arricchito questi momenti spensierati con iniziative dedicate alla lettura con la casa editrice, agli animali da cortile della fattoria di Riccardo, con la pista ciclabile e con i laboratori creativi dove i genitori si sono potuti cimentare in piccole opere d’arte.

Insomma, abbiamo aperto a voi il nostro mondo, fatto di piccole cose semplici, abbiamo cercato di ascoltarvi, di accogliere i vostri suggerimenti e le vostre idee, di esservi sempre vicino, ogni giorno, cercando di crescere insieme a voi, perché la vostra fiducia è la forza del nostro lavoro ed il valore più grande per tutte noi!

Quindi a voi va il nostro grazie per quest’anno passato insieme, ed un arrivederci a settembre per altri bellissimi momenti insieme.

M. Paola Procacci, giugno 2017